Mou — markdown editor per sviluppatori web

PERMALINK | January 12th, 2012  |  Published in App Store, Apple

Markdown è un linguaggio di markup sviluppato da John Gruber con lo scopo di rendere più leggibili i testi. Markdown è uno strumento di conversione da testo ad HTML che permette di scrivere i propri documenti in un formato semplice e leggero e, solo in seguito, convertirli ed esportarli in HTML valido1.

Di editor markdown su Mac ce ne sono molti, uno dei più popolari è Byword. A lungo ho usato byword pure io poi, di recente, sono passato a Mou. Mou è nuovo, è in beta ed è, soprattutto, promettente.

Ovviamente Mou fa tutto quello che fanno gli altri editor in circolazione, ovvero permette di scrivere un documento in markdown e di esportarlo, a stesura finita, in HTML. E allora perché sceglierlo? Cos’ha, che lo distingue?

La differenza fra gli editor in circolazione e Mou è che mentre i primi sono pensati soprattutto per la scrittura, il secondo è pensato per gli sviluppatori web. Questo significa che offre delle funzioni davvero interessanti che gli altri non hanno. Come la preview automatica. Ovvero la finestra del programma è divisa in due sezioni, in quella di sinistra c’è la versione markdown del documento, in quella di destra un’anteprima di come verrà visualizzato una volta convertito in HTML.

Mou offre anche il supporto a temi CSS, il che significa che potete avere un’anteprima del documento in HTML semplice o in HTML affiancato al CSS relativo. Questo supporto apre anche la strada a plugin ed espansioni originali, come Topmarks sviluppata da Stuart Frisby.

Queste le due caratteristiche principali, a cui se ne affiancano altre che lo rendono uno strumento davvero potente (la ricerca per pattern ne è un esempio). Mou è, per ora, gratuito. Perché è, come ho detto, in beta. Andate a scaricarlo.

  1. Per altre informazioni, e per impararlo (ci vogliono pochi minuti), click qui

Dalla parte degli operatori

PERMALINK | January 10th, 2012  |  Published in Android, Apple, Links  |  1 Comment

MG Siegler prova in “Why I Hate Android” a dare una giustificazione del sentimento che nutre verso l’OS di un’azienda che è stata disposta ad opporsi alla neutralità della rete, che inizialmente difendeva1, pur di vendere più dispositivi e tenersi stretta la partnership con Verizon.

Apple, per tutte le critiche che riceve per sembrare “chiusa” e “diabolica”, ha attualmente fatto molto di più per lottare contro il controllo assoluto degli operatori telefonici e rimetterlo nelle mani degli utenti. Google ha iniziato con lo stesso obiettivo, poi ci ha pugnalato alle spalle ed è andata completamente nella direzione opposta, dalla parte degli operatori. E solamente perché hanno sorriso per tutto il tempo mentre facevano questa cosa e ci nutrivano con questa stronzata dell’apertura, li ringraziamo persino.

Ne ho citato un breve estratto, ma la lettura completa del pezzo – ben più lungo – è consigliata.

Nonostante la chiusura che tutti incolpano a Apple di perpetrare, l’azienda ha mostrato ripetutamente di avere in mente, come prima cosa, i suoi utenti. A me non interessa sinceramente se Google degli utenti se ne frega2, interessa però che la gente non venga a dirmi che Apple è il male e Google il bene, interessa che la smettano di dire Don’t be evil a vanvera.

È inutile continuare a ripetere come un mantra questo motto. È inutile citare l’apertura di un OS come buona di per sé, se poi tutto si esaurisce lì. Oppure, già che ci siamo, ripetiamo assieme anche la guerra è pacela libertà è schiavitù l’ignoranza è forza.

  1. Why Google Became a Carrier-Humping, Net Neutrality Surrender Monkey“, WIRED, Agosto 2010
  2. Attualmente dei suoi veri utenti, che sarebbero quelli che su Google ci fanno pubblicità, non se ne frega affatto

Trollem Ipsum

PERMALINK | January 10th, 2012  |  Published in Apple, Humor, Links

Invece del noioso e garbato Lorem Ipsum, scegliete la modalità che preferite (Apple fanboy, John Gruber o persino Android Geek!) e riempite gli spazi vuoti dei vostri siti con le furiose e tuonanti parole del Trollem Ipsum.

The Restart Page

PERMALINK | January 9th, 2012  |  Published in Links

Il sito si descrive come “free unlimited rebooting experience”, e il riavvio illimitato degli OS passati, con annessa musichetta, è proprio quello che offre. (*)

In certi casi, e penso abbiate capito a quali1 mi riferisco, è abbastanza frustrante perché riemergono brutti ricordi.

  1. Vi basti sapere che fra i sistemi operativi riavviabili c’è Windows Millennium, il cui solo nome mi spaventa

Un’eleganza senza tempo

PERMALINK | January 8th, 2012  |  Published in Apple, iPhone, Links  |  3 Comments

Thomas Brand su Egg Freckles, pensando a cosa il 2011 ha significato per Apple:

Il successo attorno all’iPhone 4S dimostra che Apple non ha più bisogno di impressionare le persone con nuove appariscenti forme estetiche per vendere i suoi prodotti. Sono finiti i giorni del caramelloso (e colorato) iMac. Il nuovo approccio di Apple è un’eleganza senza tempo che non richiede di essere aggiornata ogni anno. Nessuno fra gli hardware Apple ha visto un redesign significativo nel corso del 2011, eppure Apple ha registrato profitti da record.

L’iPhone 4S, pur essendo identico al 4, continua ad essere un meraviglioso smartphone. Il suo design regge benissimo i due anni di età (per un dispositivo del suo genere, non pochi), senza mostrarli. Forse nel 2012 verrà rinnovato1, ma sicuramente è tuttora attuale, elegante e nuovo.

Lo stesso vale per il MacBook Pro e per il MacBook Air: pensate a quando risale il loro design, pensate a quanto poco sono cambiati in questi anni. Eppure, continuano a venir considerati un esempio, ammirati dalla concorrenza ed apprezzati dagli utenti.

  1. Le persone che hanno preso un iPhone 4 due anni fa si ritroveranno con il contratto del loro operatore scaduto e verranno messe di fronte alla scelta di poter effettuare l’upgrade ad un nuovo dispositivo. È facile che desiderino un nuovo design, anche se il ‘vecchio’ continua ad essere semplicemente perfetto.

Roboto è solo una copia di Helvetica?

PERMALINK | January 7th, 2012  |  Published in Android, Links

La teoria più diffusa è che Roboto, il font made in Google che nell’ultima versione di Android ha sostituito Droid Sans, sia un rip-off di svariati font più celebri e classici, il che gli ha permesso di guadagnare indiscutibilmente il titolo di frankenfont. È stato definito come un mostro a quattro teste, nato dall’incrocio fra font come Helvetica e Myriad incompatibili fra loro.1

In sua difesa è intervenuto Glenn Fleishman, su Boing Boing. Brevemente: Glenn sostiene che Roboto, grazie alle caratteristiche che prende in prestito e miscela da diversi font completamente diversi fra loro, sia perfettamente adattabile a tutte le situazioni ed gli usi che una UI richiede. Inoltre, la somiglianza con Helvetica tornerebbe completamente a suo vantaggio:

Roboto all’inizio gioca con il senso di familiarità ma poi, come una persona che si scorge in mezzo alla folla che si crede di conoscere, realizzando in seguito che è invece una sconosciuta, il font stabilisce una propria identità. Duarte2 descrive la sensazione di prendere in mano un telefono con Android 4.0 e vedere Roboto: “Eccolo qua, quel vecchio amico – quel nuovo amico, in realtà – senza avere un carattere troppo forte da ostacolare la sua capacità di comunicare”. È un equilibrio difficile da raggiungere.

È un bel modo di porla, e ammetto che potrebbe anche avere ragione. Roboto mi piace, ma del resto come potrebbe non piacermi apprezzando io Helvetica? In fin dei conti, il font ci somiglia davvero troppo.

È indiscutibile che la familiarità abbia giocato un ruolo importante, e che sia importante per la leggibilità del font. A tal proposito, tornando sulla scelta di Apple di adottare Helvetica Neue come font per iOS (di certo non adatto ad una UI), Glenn Fleishman sostiene sia stata tenuta in considerazione anche in questo caso, soprattutto, la familiarità:

Questa è la ragione per cui Apple ha scelto Helvetica, e più tardi Helvetica Neue, particolarmente strano per iOS: è uno dei font più conosciuti nel mondo, e produce un riconoscimento implicito che non ha nulla a che vedere con Apple o il device.

  1. Il primo è Grotesk, il secondo appartiene alla famiglia Humanist Sans
  2. Uno dei creatori del font

Brevi accenni: ‘Commentando le ipotesi’

PERMALINK | January 6th, 2012  |  Published in Podcast

Io e Diego abbiamo registrato il terzo episodio Brevi accenni:

Episodio numero 3 di Brevi accenni, tre settimane dopo l’ultima puntata. Con il 2012 saremo più rigorosi nel rispettare la cadenza settimanale – facciamo che il 2011 è stato un anno di prova – e con il 2012 ci sentirete anche meglio: abbiamo un nuovo microfono.

Con l’anno nuovo, inoltre, sono state fatte da blogger, giornalisti e praticamente chiunque le classiche previsioni su quello che potrebbe succedere. Le commentiamo: cosa aspettarsi da Apple e cosa aspettarsi da Android (se vi aspettate qualcosa). Concludiamo con un po’ di discorsi attorno agli ebook, dato che molti dicono che “il 2012 sarà l’anno dell’ebook”.

Ascoltatelo dal sito o, anche meglio, da iTunes. Ah, una cosa: ci serve un jingle d’apertura e chiusura. Non qualcosa di troppo bello, che se no creiamo false aspettative. Qualche musichetta stolta (come queste). Se conoscete qualcosa, ditecelo.

Non esiste nessun problema degli aggiornamenti su Android

PERMALINK | January 5th, 2012  |  Published in Android  |  5 Comments

Solo lo 0.6% delle persone che hanno uno smartphone Android utilizza Ice Cream Sandwich. Ma Ice Cream Sandwich è disponibile solo da fine Ottobre: sicuramente Gingerbread (risalente a Dicembre 2010) avrà una diffusione migliore, no? No, invece: lo utilizza il 55% dell’utenza.

Per contestualizzare: iOS 5, a due settimane dal lancio, era già stato adottato dal 37% degli iPhone.

Ma non esiste alcun problema degli aggiornamenti su Android, giusto? Distribuzioni non ufficiali risolvono l’inadempienza di Samsung, HTC, Motorola, etc. – è un OS aperto, mica chiuso come iOS. La comunità dietro risolve tutto. E i dati sopra riportati lo dimostrano.

(Perché è così difficile tenere aggiornato Android)

Apple ha scelto il font sbagliato per iOS

PERMALINK | January 4th, 2012  |  Published in Apple, iPhone, Links  |  7 Comments

Non avevo mai notato quanto la scelta di adottare Helvetica Neue come font di iOS fosse poco appropriata – per un’azienda come Apple, così attenta al design ed ai dettagli – fino a quando non ho letto il post di Ian Cylkowski, in cui vengono analizzate a fondo le differenze fra i vari font di sistema scelti dai principali OS, mobili e fissi 1.

Helvetica Neue è risultato essere il peggiore, data la scarsa leggibilità e chiarezza che offre alle dimensioni contenute dello schermo di un iPhone.

Droid Sans 2 è il migliore fra i cinque selezionati e non c’è da stupirsi: è stato specificatamente disegnato da zero, su misura per essere leggibile nelle interfacce grafiche e su schermi piccoli. Inoltre notate che Helvetica Neue, come typeface di un’interfaccia grafica semplicemente non funziona. Ogni carattere è troppo simile nella sua forma, il che comporta ambiguità. Come ho già detto, Helvetica non è stato creato per venire utilizzato come corpo di un testo o in una UI; ha bisogno di venire usato a grandezze molto maggiori.

E perché Apple lo ha scelto come font in iOS? Ipotizzerei che hanno optato per “lo stile sopra la sostanza” in questo caso. Personalmente, credo che Lucida Grande 3 funzionerebbe abbastanza bene in iOS.

  1. Sono stati presi in considerazione Segoe UI, scelto da Windows Vista & Windows 7, Helvetica Neue di iOS, Lucida Grande di Mac OS X, Ubuntu e Droid Sans
  2. Il font di default su Android. Con l’ultimo update sono passati a Roboto, che è un altro typeface sviluppato su misura da Google, per Android
  3. Attualmente utilizzato su Mac OS X

Un euro, addirittura?

PERMALINK | January 3rd, 2012  |  Published in App Store, Apple, Links  |  10 Comments

Perché così tante persone sono terrorizzate dallo spendere 0.99 centesimi per un’applicazione dopo averne spesi 700 per uno smartphone? E perché le medesime persone, quando si trovano da Starbucks, non hanno alcun problema a spendere 5 euro per un Caramel Macchiato? Nel mondo reale spendiamo due euro con relativa facilità, nell’App Store ci sembrano improvvisamente importanti e non siamo disposti ad investirli facilmente (a riguardo, guardate la vignetta di oatmeal).

A cosa è dovuta questa improvvisa avarizia? Secondo Dan Ariely la risposta è semplice: gestiamo gli acquisti a compartimenti stagni, vedendoli in maniera totalmente differente a seconda della categoria a cui appartengono.

Siamo ancorati al prezzo delle categorie di oggetti, quindi quando pensiamo al caffè, paragoniamo il costo dello stesso alle altre bevande. Quando pensiamo alle applicazioni, le paragoniamo solo agli altri acquisti digitali. Così, quando pensiamo di acquistare un’applicazione da un dollaro, non iniziamo a chiederci quale piacere ci darà questa applicazione da un dollaro – e nemmeno confrontiamo il relativo piacere che ricaviamo da essa con quello che ricaviamo da un caffè da quattro euro. Nella nostra mente, queste sono due decisioni separate.

Nell’App Store il prezzo minimo è nullo: le applicazioni sono disponibili anche gratuitamente. Questo fa sì che un euro sembri improvvisamente tanto. Secondo Dan l’effetto avrebbe potuto essere vanificato se Apple avesse imposto un prezzo minimo diverso da zero, anche ridicolo, anche di 0.15 centesimi: in quel caso saremmo stati più ben disposti ad investire un euro.

Ma al di là del perché questo avviene, cercate di evitarlo. È ridicolo fare il jailbreak ad un dispositivo pagato 700 euro perché “non so se posso permettermi di spendere un euro”. Puoi, e lo sai anche te.